22 novembre 2009

21 Novembre2009

INGRESSO AL TEMPIO DELLA SS. MADRE DI DIO

PRIMA ANTIFONA:
Mègas Kìrios, ke enetòs sfòdhra en pòli tu Theù imòn, en òri aghìo aftù.

SECONDA ANTIFONA:
Ighìase to skìnoma aftù o Ipsistos.

TERZA ANTIFONA:
To pròsopòn su litanèvsusin i plùsii tu laù.

Sìmeron tis evdhokìas Thèu to proìmion ke tis ton anthròpon sotirìas i prokìrixis; en naò tu Theù tranòs i Parthènos dhìknite ke ton Christòn tis pàsi prokatanghèlete. Aftì ke imìs megalofònos voìsomen: Chère tis ikonomìas tu Ktìstu i ekplìrosis.

TROPARI:

Della festa: Sìmeron tis evdhokìas…

Kontàkion: O katharòtatos naòs tu Sotìros, i politìmitos pastàs ke Parthènos, to ieròn thisàvrisma tis dhòxis tu Thèu, sìmeron isàghete en to ìko Kirìu, tin chàrin sinisàgusa tin en Pnèvmati thìo: in animnùsin àngheli Theù; àfti ipàrchi skinì epurànios.

EPISTOLA (Eb. 9,1-7):

Fratelli, la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno. Fu costruita infatti una Tenda: nella prima, vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta: essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo poi c’era una Tenda, detta Santo dei Santi, con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne che aveva fiorito e le tavole dell’alleanza. E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che facevano ombra al luogo dell’espiazione. Di tutte queste cose non è necessario ora parlare nei particolari. Disposte in tal modo le cose, nella prima Tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrarvi il culto; nella seconda invece solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per i peccati involontari del popolo.

VANGELO (Lc. 10,38-42.11,27-28):
In quel tempo Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma così Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”. Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”. Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la custodiscono!”.

MEGALINARIO:
Megàlinon, psichì mu, tin timiotèran ke endhoxotèran ton àno Stratevmàton. Mistìrion xènon orò ke paràdhoxon: uranòn to spìleon; thrònon cheruvikòn tin Parthènon; tin fàtnin chorìon en o aneklìthi o achòritos Christòs o Thèos; on animnùndes megalìnomen.

KINONIKON:
Potìrion sotirìu lìpsome, ke to ònoma Kirìu epikalèsome. Allilùia.

OPISTHAMVONOS:
Tis lalìsi tas dhinastìas su, Kìrie, tis akustàs piìsi pàsas tas enèsis tis perì imàs su agathòtitos, òti to mistìrion to apokekrimmènon ex eònos tis epì sotirìan tu ghènus ton anthròpon tu monoghènus su pedhòs enanthropìseos faneròse vulòmenos, ke tin pros ton profìtin Davìd epanghelìan su is tèlos prothèmenos agaghìn, tin agnìn exelèxo Mitèra su is katìkisin tis dhià sarkòs su epifanìas, af’ìs proelthòn to omìo to òmion èsosas, ke dhi’aftù ex aftìs proslìmmatos òlu tu ghènus tin anàplasin epragmatèfso; is ke nin tin sevasmìan eortàzondes imèran tis en to Naò isòdhu, efcharistùmen si to dhotìri ton agathòn, ke dheomethà su dhi’aftìs epifàne to prosopòn su ef’imàs ke gnorìse imìn odhòn, en i porefthèndes evarestisomèn su tin agathòtiti, rìsasthe imàs ton tu dhiavòlu epivulòn, ke odhighìse pros tin tis dhià metanìas sotirìan, ke en fedhròtiti psichìs eortàzin tin aghìan tàftin eortìn. Theòs gar elèus ke paraklìseos ipàrchis, ke si tin dhòxan anapèmbomen, to Patrì, ke to Iiò, ke to Aghìo Pnèvmati, nìn, ke aì, ke is tus eònas ton eònon.

Al posto di “Ii to ònoma…” si canta:
Christòs ghennàte dhoxàsate; Christòs ex uranòn, apandìsate; Christòs epì ghis, ipsòthite. Àsate to Kirìo, pàsa i ghi, ke en effrosìni animnìsate, laì, oti dhedhòxaste.

Commento al Vangelo:
Luca ha collocato questo episodio subito dopo la parabola del samaritano per illustrare le due facce dell’unico comandamento: l’amore per il prossimo e l’amore per il Signore. Nei confronti del prossimo il servizio e la carità, nei confronti del Signore l’ascolto e il discepolato. Le parole con le quali Gesù risponde a Marta ricordano che il servizio non deve assillare al punto da far dimenticare l’ascolto. Il servizio della tavola non è più importante dell’ascolto della Parola, come suggerisce anche un passo degli Atti degli Apostoli (6, 1-2). Affannarsi e agitarsi è l’atteggiamento dei pagani (12,29), non perché è pagano l’oggetto della ricerca (in questo caso Dio e il prossimo), ma è pagano il modo di cercare: affannoso, inquieto, agitato. La ragione di tanta agitazione sono le “troppe cose” (10,41), la tensione, cioè tra il troppo e l’essenziale, il secondario e il necessario. Il troppo è sempre a scapito dell’essenziale. Le troppe cose impediscono non soltanto l’ascolto, ma anche il vero servizio. Fare molto è segno di amore, ma può anche far morire l’amore. L’ospitalità ha bisogno di compagnia, non soltanto di cose. Perfino il troppo “dare”, anche per amore, rischia di togliere spazio alle relazioni. Una donna del popolo, colpita dal gesto di Gesù, è entusiasta e grida forte la propria ammirazione (11, 27-28). È un’ammirazione che si esprime in modi tipicamente femminili, e nasce dalla capacità di intuire la bellezza e l’orgoglio di essere madre di un simile figlio. Gesù, però, corregge quell’entusiasmo: non è la parentela fisica che conta, ma unicamente l’adesione di fede, l’ascolto e l’osservanza della Parola.

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